Quanto guadagna chi è alla guida delle scuole di secondo grado in Europa e che indennità riceve? Dopo il focus sugli stipendi dei docenti, ecco due nuovi 2 grafici interattivi per analizzare retribuzione e ruolo dei dirigenti scolastici.
Ripartiamo dall’ultimo episodio, durante il quale avevamo provato a rispondere a una domanda, semplice solo in apparenza: quanto vale una cattedra in Europa? In quell’occasione, avevamo analizzato gli stipendi degli insegnanti, la loro evoluzione nel tempo, la progressione di carriera e la distanza tra sistemi educativi che investono in modo diverso su chi ogni giorno gestisce la classe.
Ma la scuola non è fatta solo di cattedre. È fatta anche di organizzazione, scelte gestionali, responsabilità amministrative, relazioni con famiglie e territori, coordinamento del personale, gestione delle risorse, pressione normativa e capacità di tenere insieme urgenze quotidiane e visione educativa. In una parola: direzione. Per questo motivo, dedichiamo il secondo passaggio dell’analisi alla figura del dirigente scolastico. Non per spostare l’attenzione dai docenti, ma per cercare di capire quanto un sistema educativo riconosca economicamente le professionalità scolastiche nel loro complesso.
Anche in questo caso, per uscire dal terreno scivolosissimo delle percezioni, partiamo dai dati. La fonte anche stavolta è Eurydice, il network europeo che raccoglie e confronta informazioni sui sistemi educativi. La sezione dedicata ai dirigenti scolastici presenta dati comparativi per livello di istruzione (ISCED) su:
- Stipendi lordi annui minimi e massimi previsti dalla legge per i dirigenti scolastici con qualifica minima in base alla dimensione della scuola
- Andamento ed evoluzione nel tempo degli stipendi lordi annui minimi e massimi previsti dalla legge, in base alla dimensione della scuola
- Qualifica minima e requisiti aggiuntivi
- Indennità
Per questo articolo abbiamo selezionato i dati relativi agli stipendi annui lordi previsti dalla legge per i dirigenti scolastici con qualifica minima (1) e le indennità previste (4) negli istituti pubblici scolastici del livello ISCED 34, cioè la scuola secondaria superiore, concentrandoci sui Paesi dell’Unione Europea e sull’anno scolastico 2023/2024.
La forbice degli stipendi
Lo stipendio annuo previsto dalla legge qui analizzato include i pagamenti aggiuntivi periodici (ad es. tredicesima, indennità per ferie, ove applicabili) che tutti i dirigenti scolastici percepiscono, nonché i contributi previdenziali e pensionistici, ma esclude i contributi del datore di lavoro. Anche questa volta, per facilitare il confronto internazionale, gli stipendi sono stati convertiti dalle valute nazionali in standard di potere d’acquisto (PPA), dividendo le unità di valuta nazionale per la rispettiva parità di potere d’acquisto (PPA).
Il primo grafico mostra la distanza tra lo stipendio minimo e lo stipendio massimo previsto per i dirigenti scolastici nei diversi Paesi UE. Non è quindi una classifica secca, né un confronto tra stipendi medi: ogni linea racconta quindi da quanto si parte e fino a dove può arrivare la retribuzione statutaria.
Questa distinzione è importante, perché il ruolo del dirigente non viene costruito allo stesso modo in tutti i sistemi educativi. In alcuni Paesi la retribuzione è più compatta, in altri la distanza tra minimo e massimo è più ampia, spesso perché entrano in gioco criteri legati alla dimensione della scuola o ad altre forme di differenziazione interna. Eurydice specifica infatti che in alcuni sistemi i dirigenti scolastici ricevono lo stesso stipendio indipendentemente dalla grandezza dell’istituto, mentre in altri la dimensione della scuola può incidere sulla fascia salariale applicata.
Nel grafico, il Lussemburgo si colloca nella parte più alta della distribuzione, rappresentando il Paese che mostra il valore massimo più elevato tra quelli presenti nella nostra visualizzazione. Subito sotto si trovano sistemi come Austria, Belgio, Italia, Cipro e Paesi Bassi, ma con profili molto diversi tra loro.
Il caso italiano è interessante proprio perché non coincide con l’immagine di un Paese sempre collocato nella parte bassa delle retribuzioni scolastiche. Lo stipendio previsto dalla legge italiana è composto da una parte fissa e da una parte variabile che varia a seconda delle regioni. A partire dall’anno scolastico 2023/2024, la parte variabile è stabilita a livello nazionale in base a 3 livelli di complessità dipendenti dalle caratteristiche della scuola, ovvero: dimensione della scuola; complessità (presenza di più livelli di istruzione); contesto socio-territoriale. Nel grafico, l’Italia appare nella fascia alta per stipendio minimo, mentre la distanza tra minimo e massimo è relativamente contenuta rispetto ad altri Paesi.
In altre parole, la riflessione sta non solo nel quanto si guadagna all’ingresso o nella fascia più bassa, ma quanto il sistema consente alla retribuzione di differenziarsi al crescere di responsabilità, complessità o condizioni organizzative. Per altri sistemi in cui la linea del grafico si allunga molto, la domanda passa da “quanto prende un dirigente?” a “da cosa dipende il suo stipendio?”.
Inutile negare che ci sia anche un grande assente: la Germania, che nel confronto sugli stipendi dei docenti era il Paese stabilmente in testa alla classifica europea. Qui, invece, non compare. Questo non significa che i dirigenti tedeschi guadagnino poco, né che il ruolo sia economicamente irrilevante; è un’assenza da collegare a un limite di disponibilità e comparabilità del dato, non come un’indicazione sul livello effettivo delle retribuzioni nazionali. Eurydice rimanda infatti alle note nazionali per i dettagli specifici dei singoli sistemi: alla voce “Germania” l’informazione restituita è No data available for school year 2023/2024.
In conclusione, due Paesi possono avere stipendi massimi simili, ma costruire la retribuzione in modo molto diverso. In alcuni sistemi, la funzione gestionale è già incorporata nello stipendio statutario, mentre in altri alcune responsabilità possono essere compensate attraverso indennità specifiche. Eurydice chiarisce che i dirigenti scolastici svolgono compiti amministrativi, gestionali e di leadership e, in alcuni Paesi, possono anche insegnare. La gestione può essere considerata parte del dovere statutario, quindi inclusa nello stipendio base, oppure può essere riconosciuta attraverso indennità aggiuntive sulla base di criteri specifici.
Non solo stipendio: la mappa delle indennità
È qui che il secondo grafico diventa utile. Se il primo visualizza la forbice economica, la “heatmap” (mappa di calore) prova a leggere la struttura della retribuzione: non quanto vale ogni voce, ma quali voci sono previste.
Il grafico mostra, Paese per Paese, la presenza o assenza di diverse tipologie di indennità. Le categorie considerate riguardano: performance, qualifiche aggiuntive, sviluppo professionale continuo, straordinari, compiti gestionali, attività extracurricolari, condizioni territoriali, stato familiare, bisogni educativi speciali, mentoring, supporto ai docenti e consulenza agli studenti.
Ogni cella colorata indica che quella voce è prevista o rilevata nei dati Eurydice. Ogni cella vuota indica che quella voce non compare nel dataset visualizzato. Ma, attenzione: la mappa non misura il valore economico delle indennità, non dice quanto pesano sullo stipendio finale e non permette di sommare le celle come fossero euro, ma serve piuttosto a capire l’articolazione del sistema retributivo che incide sul riconoscimento e l’identificazione della professione.
Da questo punto di vista, alcuni Paesi emergono con una struttura molto densa. Paesi Bassi, Svezia ed Estonia mostrano molte voci presenti: la retribuzione dei dirigenti scolastici sembra quindi accompagnata da un ventaglio più ampio di possibili indennità. Altri Paesi, invece, appaiono molto più essenziali nella visualizzazione. Austria, Cipro, Portogallo e Ungheria non mostrano indennità rilevate nelle categorie considerate.
L’Italia si colloca in una posizione tra l’intermedio e il basso, con poche voci presenti, soprattutto se confrontate con quelle di Paesi più colorati. Questo non significa automaticamente che la professione del dirigente scolastico in Italia sia meno riconosciuta dal punto di vista economico, ma che il riconoscimento sia meno scomposto in indennità aggiuntive rispetto ad altri paesi. Questa combinazione suggerisce un modello più concentrato sullo stipendio statutario che su una pluralità di voci aggiuntive. È un dato da leggere con attenzione, perché può avere due interpretazioni. Da un lato, una retribuzione più compatta può rendere il sistema più leggibile e meno frammentato. Dall’altro, può lasciare meno spazio al riconoscimento differenziato di incarichi, complessità organizzative, condizioni territoriali o responsabilità aggiuntive.
Il tema, quindi, non è stabilire se un modello sia migliore dell’altro. Il punto è capire che dietro lo stipendio di un dirigente scolastico non c’è solo una cifra, ma anche una visione del ruolo: più amministrativa o più manageriale, più standardizzata o più modulata, più centrata sulla funzione base o più aperta a criteri aggiuntivi.
È una differenza non secondaria. Un sistema può riconoscere economicamente il ruolo del dirigente attraverso uno stipendio statutario relativamente alto e poco modulato; un altro può partire da una base più contenuta ma prevedere più leve aggiuntive. La domanda, quindi, passa dall’essere “chi paga di più?” a “come viene costruita la retribuzione?”.
Come nell’episodio sugli stipendi dei docenti, anche in questo caso il dato economico ci racconta qualcosa di più: non solo quanto paga il sistema scolastico, ma piuttosto come costruisce il valore economico dei ruoli scolastici su cui si basa il suo stesso funzionamento.